email del 27-2-04 sul Pilo Morosini
Grazie alla collaborazione del Gazzettino,
inizio a raccogliere nuove notizie sulla storia del Pilo...
INTERESSANTI NOVITA' SULLA STORIA DEL MONUMENTO AL DOGE MOROSINI
Durante la seconda guerra mondiale, per approvvigionamento idrico, proprio vicino al Pilo del Morosini in campo S.Stefano era stata posizionata una cisterna d'acqua potabile per i residenti della zona, qualora, causa bombardamenti. venisse danneggiato l'acquedotto.
Fu in quel periodo che andō guastandosi il monumento, soprattutto il pilo, che finė probabilmente bruciato.
Negli anni Cinquanta si attivarono alcuni cittadini residenti, che costituirono un comitato per restaurare il monumento. Cosė nel giro di sei-sette anni si giunse, con tanto di fanfara dei bersaglieri che giunse da campo S.Angelo suonando a passo di corsa, all'inaugurazione del Pilo del doge Morosini, perfettamente restaurato: tutto a spese del comitato, che decise di donare al Comune tutto.
L'asta, in legno pregiato, venne offerta direttamente dal Cadore (dove anticamente si riforniva la Serenissima); la bandiera OVVIAMENTE fu un bellissimo gonfalone veneziano (ATTENZIONE, non un tricolore, ma il gonfalone!), realizzata con gusto dal tappezziere della zona, Furlan. Madrina dell'inaugurazione la moglie del prof. Arnaldo Baldi Guarinoni (che mi ha contattato raccontandomi la storia: tel. +39 0415237840, che abita ancora proprio di fronte al monumento, uno dei fondatori del Comitato per il pilo).
Fra i partecipanti al comitato ci furono molti cittadini, fra cui anche il gelataio Paolin.
Purtroppo dal '58, '59, in poi non č stato fatto da parte del comune di Venezia nessun intervento di manutenzione al monumento, fino ad arrivare alla rimozione del pilo pericolante prima, ed alla progressiva distruzione di scalini e campana poi.
Il gonfalone offerto dal Comitato dovrebbe essere ancora in buone condizioni, e dovrebbe essere conservato nella sagrestia della chiesa di S.Stefano.
Per quel che riguarda la data esatta dell'asporto del pilo sto ancora indagando.
Pietro Bortoluzzi