Venezia, 10 gennaio 2011 - COMUNICATO STAMPA Oggetto: Pinault chiude fino ad aprile Punta della Dogana e ridimensiona il suo impegno per Venezia: un flop prevedibile? Suscita sorpresa, mista a civico sdegno, la notizia, annunciata dalla Fondazione Pinault, del drastico ridimensionamento del suo - in origine cotanto strombazzato - impegno per Venezia, che comincia in questo inizio 2011 con la chiusura per quasi quattro mesi di Punta della Dogana, che riaprirà solo ad aprile 2011 con la mostra "Elogio del dubbio"; mentre per Palazzo Grassi (fra l'altro messo in vendita!) è prevista solo in giugno l'inaugurazione de "Il mondo vi appartiene", curata dal nuovo responsabile Martin Bethenod. Insomma, conti alla mano, non c'è paragone fra l'attuale gestione di Palazzo Grassi e di Punta della Dogana e quel che in passato era riuscita a fare, solo con Palazzo Grassi, la Fiat, oppure con quello che avevano progettato di realizzare Terruzzi a Palazzo Grassi o la cordata della Regione, capitanata dalla Guggenheim nella ex Dogana da Mar; ma - ahimè - non c'è paragone nemmeno con quello che aveva annunciato (fra gli applausi iniziali) Pinault, al momento del suo sbarco in laguna! Alla fine delle fiere, infatti, con una sola mostra negli ultimi due anni, il valore aggiunto della presenza del magnate francese a Venezia non pare proprio esserci stato, dati i soli 400mila visitatori in 18 mesi, che non paiono di sicuro un record e che non giustificano - come giustamente ha notato anche il sovrintendente al polo museale veneziano Vittorio Sgarbi - l'utilizzo in concessione di uno spazio demaniale così significativo come l'ex Dogana da Mar in Punta della Dogana. Ci tengo però anche a non dimenticare un altro impegno clamorosamente disatteso da parte di Pinault: quello di ristrutturare e di ridonare alla città il Teatrino di San Samuele, oggi invece ancora vergognosamente chiuso e disastrato; una promessa che era stata una delle motivazioni che avevano spinto in origine, su consiglio dell'allora sindaco-filosofo Cacciari, a sostenere, al posto di Terruzzi, l'opzione francese per Palazzo Grassi. Risultato? A parte un indecoroso catorcio parcheggiato in campo San Samuele e qualche opera di dubbio gusto messa a turno a galleggiare e a rivalutarsi economicamente sul Canal Grande, ed oltre all'esteticamente discutibilissima statuetta del ragazzo con la rana al posto dello storico lampione in Punta della Dogana, ora a Venezia abbiamo il rischio di trovarci due spazi pregiati e prestigiosi sotto utilizzati, ridotti a costosissimi magazzini di voluminose opere di modernariato, resi avulsi dalla città ed incapaci di rispondere a quell'esigenza che aveva indotto ad assegnarli a monsieur Pinault, da parte di chi ora dovrebbe fare un doveroso "mea culpa"... Pietro Bortoluzzi coordinatore municipale per Venezia del PDL consigliere provinciale PDL di Venezia